Archive

Marco Carlesso 2015 2015-09-06T11:13:29+00:00

[vc_row][vc_column width=“1/1″][heading]

Marco’s SWISSMAN Story

[/heading][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=“1/1″][vc_column_text]

Vi racconto il mio SWISSMAN 2015

“Dai ragazzi! Iscriviamoci tutti alla lotteria dello Swissman!”… E tutti via ad iscriversi… Passano un po’ di settimane e arriva il giorno dell’estrazione. Quasi non ci pensavo più dal momento che stavo per diventare papà… se non che una mattina di novembre ricevo una mail in cui c’era scritto “You are in for the SWISSMAN Xtreme Triathlon 2015!”. Partono mille messaggi per capire chi altri fosse stato estratto… nessuno! Ero l’unico.

Chi mi conosce sa che ero felice a metà. Poco tempo da dedicare alla preparazione e nessuno con cui condividere la fatica degli allenamenti “specifici” per una gara del genere… In ogni caso confermo la mia iscrizione ed inizio ad allenarmi durante le vacanze di Natale.

Una buona preparazione per un mezzo direi. A Rimini, ad un mese dallo Swissman, vado bene e finalmente chiudo la mezzamaratona di un 70.3 sotto l’ora e 50 minuti (vi assicuro per me un gran risultato)!

La settimana prima dello Swissman danno meteo buono per il fine settimana. Ma più ci si avvicina alla partenza più le previsioni si fanno brutte, fino a diventare pessime il giorno prima. Al Briefing ci dicono chiaramente che il precorso originario è in forte dubbio. Sul Furka neve praticamente certa, sugli altri passi non si sa. Il percorso in bici ha un piano “B” ma arrivano a pensare anche ad un piano “C” che prevede che gli atleti passino il San Gottardo in auto sotto il tunnel… La comunicazione sarebbe arrivata al più tardi quando il primo atleta fosse uscito dal T1!!!

In ogni caso, finito di sistemare le ultime cose, si va a letto presto il venerdì sera. Inutile dire che la notte è passata nel vano tentativo di dormire. Alle 3 di mattina sveglia, via verso il T1 a preparare la bici e subito dopo verso il molo da dove sarebbe partito alle 4.15 il battello per le Isole di Brissago, il luogo in cui ufficialmente prende via lo Swissman.

Sul battello 250 triatleti. Poche parole… qualcuno dormiva, qualcuno con lo sguardo nel vuoto, qualcuno mangiava… Arrivati alle Isole ci fanno sbarcare e via subito in acqua. La temperatura dell’acqua è piacevole, 20 gradi, ma entrarci alle 4.45 di mattina è stato un bello shock! Mi porto tra i primi e attendo il suono del campanaccio per il via. Inizia ad albeggiare e sulla riva, piccola piccola, si vede la luce del faro da “puntare” per uscire dall’acqua nel punto giusto.

Nel silenzio totale delle 5 in punto, il campanaccio è come uno schiaffo inaspettato. Io parto e mi attacco subito ai piedi del primo che passa! Dopo un quarto d’ora circa mi guardo bene attorno e mi accorgo che il primo che era passato era forse anche il primo assoluto. Alla mia destra non vedo nessuno se non un kayak, alla mia sinistra un paio di “trenini” che viaggiano vicino a noi… Capisco di andare troppo forte e vista la giornata che mi aspetta mi faccio sfilare non dopo aver individuato il prossimo che mi avrebbe “tirato”. Così facendo esco in circa un’ora e 12 minuti in 35esima posizione. Il mio supporter, Francesco, mi dice “sei messo da Diooooo”… E io penso invece che la parte che mi viene meglio è già “andata” e quella che mi viene peggio “arriverà” tra 180km di bici!

Comunque dopo il cambio inizio a pedalare tranquillo. I primi 80km salgono di 1000metri, ma a parte un paio di strappi si sale senza quasi accorgersene. In questo pezzo il nemico peggiore può essere la noia. A 10 Km dall’inizio della salita del San Gottardo inizia a cambiare aira. Ancora c’è il sole, ma tira un fortissimo vento contrario e freddo! Si intravedono in lontananza i tornanti del passo sparire tra le nuvole nere…

Prima di salire mi fermo con Francesco per fare scorta di viveri e vestirmi pesante. I primi km quasi ho caldo, ma poi… da metà salita inizia a piovere. Vento e acqua. I 6km finali sono in pavé… Dura. Arrivo in vetta che c’è pure nebbia e scende nevischio, zero gradi. Francesco mi prepara una zuppa calda che mi apre lo stomaco. Mi butto in discesa tremante. Sempre acqua e vento. Scendo piano, a volte pianissimo. Sul passo del Furka la musica non cambia. Da metà passo in poi inizia un vento forte che porta con se fiocchi ghiacciati. Le raffiche di vento spostano la bici a destra e sinistra. Arrivo in vetta demolito. Mio padre mi fa entrare nel rifugio… E lì con a fianco moglie, figlio, papà, fratello e i miei due supporter vedo bene di pranzare! Altra zuppa calda. Fino a qui stavo rispettando la tabella che mi ero imposto, nonostante tutto.

Da qui in poi però… diluvio vero. Discesa da paura. Bici sballottata dal vento; e ringrazio il giorno in cui ho deciso di lasciare a casa le ruote ad alto profilo!

Sul Griemsel Pass continuano pioggia e vento. In vetta solita nebbia. Visibilità ridotta a non più di 50 metri.

Anche qui con Francesco entriamo nel rifugio a cambiarmi e bere un the caldo. La vera fatica qui è finita… pensavo. Ma i 20/25Km che sono seguiti sono stati forse i più duri! Una discesa fatta in condizioni fuori da ogni logica. Sull’asfalto si riversano cascate d’acqua dalle rocce, in alcuni punti il vento è talmente forte che si vede chiaramente l’acqua risalire la strada! A parte noi in gara e le macchine di supporto pochissimi altri sono in giro…

In ogni caso arrivo in T2 con circa un’ora, un’ora e un quarto di ritardo sulla tabella, sono circa le 16.40. Distrutto nel fisico e soprattutto provato mentalmente… Le gambe tutto sommato reggono. Le salite dei tre passi sono dure, ma non mortali. La schiena e le spalle invece completamente andate per colpa della tensione in discesa.

Prima di partire non lo avrei mai pensato, ma le parti più dure della frazione in bici sono state proprio le discese considerate le condizioni meteo!

A questo punto sono quasi soddisfatto di essere anche solo arrivato in T2! Quando inizio a correre alle 17.00 giuste, non sapevo se sarei arrivato fino in fondo. Le energie sono quelle che sono. Francesco mi viene dietro in bici e porta lui acqua, sali e qualcosa da mangiare. Ad un certo punto dall’organizzazione arriva un SMS. Di fatto, viste le condizioni meteo, visto il 20% di ritiri che c’erano stati in bici, allunga il cancello del T2 di un’ora e mezza, mantiene il cancello delle 22.00 per andare fino alla vetta a piedi, ma dice che avrebbe considerato finisher anche gli atleti che fossero arrivati entro le 22.45 a Grindelwald al 34esimo Km, ossia prima degli ultimi 8km di salita da fare a piedi.

E qui inizia il bello. Fino al 15esimo km di corsa ero stanco ma ancora vigile… al 16esimo km, dopo aver corrichiato circa una decina dei 16km ondulati fin li percorsi, si spegne la luce. Fine. Stop. Addio.

Francesco chiama al telefono i miei amici per farmi tirar su il morale, per cercare una reazione… ma tutto vano.

Dentro di me mi rendo conto che no, non ce la posso fare ad arrivare alle 22.00 a Griendelwald, e se anche arrivassi in tempo forse non supererei il controllo medico. Ma almeno alle 22.45 per essere considerato finisher… Quello diventa il mio obbiettivo minimo. Non potevo accettare di non centrare almeno quell’obbiettivo dopo quello che avevo passato in bici.

Inizia una lunga marcia. 19km tra boschi e paesini. La strada sale spesso. La tentazione di dire a Francesco “dammi la bici” non mi è mai venuta. Ma per non rischiare gli dico espressamente di non farmi mai salire sulla bici dovessi impazzire e chiedergliela.

Attorno al 24km la crisi si fa ancor più dura. Arriva l’inevitabile vomitata. Mi prende una stanchezza indescrivibile. Ho sonno. Forse sono già 15 ore che sono in ballo. Vorrei buttarmi su un prato e restare li… Ma non posso. Mancano 10Km e circa 400m di dislivello da fare a piedi per arrivare a Griendelwald…

Completamente spossato mi attacco allo zaino di Francesco, chiudo gli occhi, e gli dico “portami a Griendelwald”. Comincio a camminare ad occhi chiusi per lunghi tratti. I Km passano lentissimi e il tempo vola. Inizia a far buio. Inizio ad avere freddo. A 4km da Griendelwald troviamo l’unico ristoro. Ci confermano che mancano 4km, abbiamo tempo. Mi rilasso un po’, se così si può dire, ma continuo a camminare lentamente verso la meta. Ad un paio di Km dall’arrivo iniziamo ad incrociare delle persone che scendono. Sono amici, parenti e supporter di atleti che tardano ad arrivare… e dopo poco vedo mio papà! Accecato dalla nostra luce frontale non ci riconosce e ci passa via… lo chiamo, si gira e sorridendo mi da un pacca sulla spalla: “dai che ci sei quasi!” e subito dopo “te me pari straco!” (Ovviamente mio papà di questo sport e questi sforzi nulla sa, o meglio… sapeva!). Da li a poco vedo mi moglie che spinge il passeggino con dentro Enea che dorme sereno… Mi viene quasi da piangere. Gli ultimi 2km, lunghi, infiniti… non finiscono mai. Ma sono in ottima compagnia, e mi sento “a casa”, iniziano tutti ad incitarmi e a parlarmi. Anche troppo, tanto che ad un certo punto sbotto! Non avevo neanche forza di ascoltare… volevo solo silenzio!

Quando intravedo il check-point, che per me è diventato l’arrivo, mi faccio dare il passeggino da mia moglie e le dico: “Magari non sono stato così forte da arrivare qui alle 22.00, meteo o non meteo, ma sarò l’unico ad arrivare spingendo un passeggino con sopra il proprio figlio!”.

E così è stato! Con la consegna del chip al check-point, alle 22.30 spaccate, 15 minuti prima del tempo limite per essere considerato finisher, finisce il mio Swissman.

Guardo la stradina che porta in vetta, chiusa con un nastro dell’organizzazione e penso: “Per oggi va bene così, ma non finisce qui…”.

NOTE “TECNICHE”

Nuoto: A parte il fatto di nuotare 4km sempre dritti, se trovate le mie condizioni, non è nulla di difficile. Il faro è un ottimo punto di riferimento.

Bici: I primi 80Km stancano mentalmente. Il San Gottardo è duro per via del pavé, ma non ha grandi pendenze. Il Furka è lunghetto… ma anche qui si va su tranquilli. Il Griemsel è il più breve, forse mediamente ha un punto in più di pendenza media. Ma si fa in fretta. Sulle discese non mi esprimo; non so se fatte con l’asciutto siano particolarmente tecniche o si vada forte. Io a tratti sono sceso ai 25 all’ora! A 15Km dall’arrivo c’è uno strappetto di 1,5Km, dopo il quale 4km di discesa e 10 finali in pianura circa. Qualcuno aveva la bici da crono. Per me follia. Al massimo i “corni”. Io non avevo neanche quelli.

Corsa: I primi 9km sono ondulati nel bosco. Asfalto o sentiero ben battuto. Poi 7/8km  pianeggianti vicino ad un lago. Poi altri 7/8km in cui si sale con brevi strappi. Al 25esimo circa si sale in qualche Km di 400 metri circa. Poi di nuovo si sale dolcemente, quasi pianura fino a Griendelwald che è al 34esimoKm. Poi iniziano i famosi 8km con 1000m di dislivello che sono su un sentiero carrabile ben battuto (da quanto ho visto il giorno dopo). Sono più che sufficienti scarpe da running normalissime.

Ristori: in bici nessuno. Nella corsa due solo di acqua e sali.

Supporter: figura fondamentale. Meglio siano almeno due in auto, anzi, direi obbligatorio per motivi logistici. Per la parte di corsa consiglio che vi segua per la prima parte in bici per poi accompagnarvi a piedi su se non è particolarmente preparato. Nel frattempo l’altro con la macchina sale a Griendelwald, parcheggia vicino il check-point e prende in consegna la bici quando arrivate. Se invece è preparato può fare anche tutta la maratona con voi. Tenete conto che se succede qualcosa deve essere fresco e non stanco!!!

NB: può anche essere che chi vi segue in bici sia diverso da quello che vi accompagna a piedi poi. Ma l’importante è che quello che vi accompagna all’arrivo sia quello che “denunciate” al briefing. Ovviamente solo uno poi verrà “premiato” con la maglia del supporter.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=“1/1″][social_buttons facebook=“true“ twitter=“true“][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=“1/1″][fancy-ul icon_type=“font_icon“ icon=“icon-backward“ color=“Accent-Color“ enable_animation=“true“]

[/fancy-ul][/vc_column][/vc_row]

Close